Imposizione individuale: una riforma di equità

L’8 marzo saremo chiamati a esprimerci su una riforma fiscale attesa da decenni. Non è una questione ideologica, ma di coerenza del sistema.

Oggi in Svizzera i coniugi sono tassati congiuntamente: i loro redditi vengono sommati e assoggettati a un’unica aliquota progressiva. Questo meccanismo, soprattutto quando i redditi sono simili, può comportare un onere fiscale superiore rispetto a due persone non sposate nelle medesime condizioni economiche. È la cosiddetta penalizzazione del matrimonio, riconosciuta da oltre quarant’anni anche dalla giurisprudenza del Tribunale federale.

Mentre molti Paesi hanno evoluto verso modelli individuali o opzionali, la Svizzera resta ancorata a un’imposizione congiunta che continua a generare distorsioni strutturali.

Le critiche non mancano. Si parla di minori entrate e di maggiori oneri amministrativi. È giusto discuterne con serietà. Ma la complessità non può diventare un alibi per mantenere uno status quo che sappiamo imperfetto. Le stime finanziarie si basano su proiezioni e su aliquote che il legislatore può adeguare. Quanto agli aspetti organizzativi, l’esperienza del passaggio alla tassazione annuale e la crescente digitalizzazione dei processi dimostrano che il nostro sistema fiscale è in grado di adattarsi.

Il principio dell’imposizione individuale è semplice: ogni persona viene tassata sul proprio reddito, indipendentemente dallo stato civile. L’imposta segue l’individuo, non la forma dell’unione. In uno Stato liberale, la neutralità rispetto alle scelte private dovrebbe essere la regola.

L’attuale sistema penalizza soprattutto il passaggio da uno a due redditi o l’aumento del grado di occupazione del secondo coniuge. Nella realtà, ciò significa spesso rendere meno conveniente il lavoro femminile. Secondo le stime federali, l’introduzione dell’imposizione individuale potrebbe tradursi in decine di migliaia di posti di lavoro a tempo pieno supplementari. In un contesto di carenza di manodopera qualificata, è un elemento che pesa.

La società è cambiata, così come il mercato del lavoro e l’organizzazione familiare.

Anche la fiscalità deve essere coerente con questa evoluzione.

Non stiamo scegliendo tra perfezione e imperfezione. Stiamo scegliendo se correggere una distorsione nota o continuare a conviverci.

Dopo quarant’anni di discussioni, il rinvio non è più una risposta.

Fonte: Corriere del Ticino – 03.02.2026